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21/09/2008
E il Pontificio accettò le lire
Le poste del papa-re si modernizzano
Addio a bajocchi e scudi: era il 18 giugno 1866 – precisano nel volume “Stato Pontificio 1852-1870” firmato A. Barcella, G. Bizzarri, A. e M. Zanaria – e Roma adottò ufficialmente il sistema metrico decimale e, con esso, una organizzazione monetaria basata sulla lira, divisa in centesimi.
Proprio l’adozione dei nuovi sistemi fu la base per i nuovi francobolli, usciti in ogni caso oltre un anno dopo, il 21 settembre 1867.

I sette tagli emessi, costituiscono quella che i filatelisti individuano come la seconda delle tre serie effettivamente emesse dalle poste del papa-re. I francobolli di questa serie risultano identici ai precedenti se non fosse per le chiavi decussate ed il triregno, questa volta proposti però in cornici differenti e su carta di colori vari e decisamente più intensi.
Cosi come la serie del debutto, giunta a più riprese tra 1852 e 1864, anche questa emissione non è dentellata.
Sette i tagli base rispetto agli undici raccolti nella prima: il valore più pregiato risulta il 3 centesimi, noto in due sfumature di colore: grigio rosa (è più quotato come nuovo: il Sassone 2008 lo prezza 5mila euro, considerandolo con gomma incompleta) e grigio (in questo caso sono privilegiati i pezzi usati, su frammento o lettera, valutati rispettivamente 12.500, 15mila e 150mila euro).
Va inoltre citato il 3 centesimi verde, non emesso a causa di un cambio della tariffa per l’affrancatura delle stampe, ridotta a 2 centesimi in seguito a un accordo con le poste italiane.
Con soli 6 esemplari noti, valutati dal Sassone 200.000 euro (per i soli esemplari difettosi) è il pezzo “principe” della collezione di Pontificio e degli interi Antichi Stati Italiani.
Numerosi e sempre garantiti sono gli esemplari che potrete trovare tra le offerte Zanaria: il grigio rosa sia nuovo, a 1.500 euro, che usato, a 1.850 euro, nonché il grigio usato a 4.500 euro, il 10 centesimi angolo di foglio, nuovo con gomma integra, a 2.500 euro a fronte di una valutazione che supera i 3.600, in aggiunta naturalmente al prestigioso 3 centesimi.
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09/09/2008
Quando l’Italia faceva affari in Cina
I nuovi valori del Levante
I nuovi valori comparvero solo tra il settembre ed il novembre del 1917: creati dal Ministero degli Esteri appositamente per il personale addetto alla Legazione e al Consolato, per i militari e gli equipaggi delle navi nazionali. Erano complessivamente dieci, disegnati da Nestore Leoni e Francesco Paolo Michetti, con sovrastampa, e il loro impiego era previsto per gli Uffici Postali di Pechino e Tientsin.
Dopo la rivolta dei Boxers (1900), gli italiani ottennero delle basi in Estremo Oriente. Questo fu l’esito di una vicenda che vide la crisi a partire dal marzo 1899, quando il Governo cinese rifiutò di accettare le imposizioni provenienti dall’estero, e di accordare una concessione territoriale a Roma. “Il sollevamento dei boxers, caotico e spontaneo, fu, dopo la rivolta indiana del 1857, il più grande sforzo di difesa da parte di una civiltà non europea contro l’Occidente cristiano”. A scriverlo è Alan John Percival Taylor in “L’Europa delle grandi potenze”, che ricorda come le violenze - tra le vittime, l’ambasciatore tedesco Clemens von Ketteler - indussero gli altri Paesi europei a reagire.
Il danno per l’impero cinese fu enorme: massacri, saccheggi e devastazioni oltre a una pesante indennità da pagare garantita dal controllo esterno delle dogane imperiali; nonché la concessione di nuove basi, e il riconoscimento di Tientsin all’Italia. In realtà l’Italia aspettò il settembre 1917 per aprire uffici di posta civile e introdurre cartevalori specifiche (fino ad allora vennero utilizzati i valori di posta militare e i normali francobolli italiani).
La prima emissione è tra le più pregiate. Offre diverse varietà nella sovrastampa, che venne applicata manualmente sul posto: capovolta, verticale od obliqua, doppia e addirittura contemporaneamente una diritta e l’altra rovesciata.
Due reperti, probabilmente unici, appartengono all’archivio Zanaria. Sono i quarti di foglio del 2 su 5 centesimi (contenente cento pezzi) sovrastampato per Pechinoo Tientsin. Ad esaminare il primo insieme ci si rende conto della relativa facilità con cui era possibile applicare erroneamente il testo aggiuntivo. Annovera nove sovrastampe rovesciate, tre doppie, una con nominale diverso e addirittura una con la scritta “Tientsin”. Il catalogo valuta il blocco destinato a Pechino oltre 70mila euro; l’altro, che non riporta errori, raggiunge quota 90mila, poiché il singolo francobollo è più costoso. Entrambi i reperti hanno colla integra; il prezzo è a richiesta.
Le produzioni dentellate proseguirono fino al 1920. Offrono trenta francobolli di posta ordinaria targati Pechino, mentre quelli destinati a Tientsin sono venticinque. Vanno poi aggiunti due esemplari per gli espressi e una dozzina di segnatasse a città.
La collezione degli uffici postali italiani in Cina è ancora oggi una delle più affascinanti del periodo moderno dell’area italiana.
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02/09/2008
Nasce Zanaria aste
“Provate a batterci”: dietro uno slogan 70 anni di esperienza
“Provate a batterci”: uno slogan che fa trapelare l’animo e la determinazione della nuova nata, Zanaria aste, la srl che si pone al fianco della storica azienda milanese di via Santa Margherita 6.
Diretta da Mario Zanaria, intende collocarsi sul mercato italiano e internazionale come nuovo interlocutore per quanti comprano e vendono all’incanto. “Con una esperienza lunga settant’anni -spiega l’amministratore delegato- la Zanaria è conosciuta ed apprezzata per affidabilità, competenza e qualità. Ma la tradizione deve confrontarsi con il mercato attuale, sempre più aperto. Per questo, il solo negozio in centro, pur importante, non è più sufficiente nel momento in cui si vuole trattare con operatori, collezionisti ed investitori distribuiti sull’intero pianeta che richiedono canali più flessibili e trasparenti”.
Forti di una professionalità riconosciuta a livello internazionale, nasce la volontà di esprimersi anche con una società specializzata, Zanaria aste, che vuole confermare le proprie caratteristiche storiche rivolgendosi al proprio pubblico con serietà e trasparenza.
I protagonisti saranno principalmente francobolli e documenti postali dell’Area Italiana; non mancheranno, comunque, le gemme che hanno fatto grande la filatelia internazionale. Tutte voci scelte accuratamente e proposte attraverso una descrizione dettagliata per tutelare al meglio l’acquirente.
In questi giorni il via alla campagna informativa, che troverà un primo momento di richiamo durante l’imminente manifestazione filatelica internazionale, "Wipa 2008”, in calendario a Vienna dal 18 al 21 settembre. Zanaria sarà presente allo stand 257, al secondo piano, e esporrà in particolare, una importante selezione di materiale del Lombardo-Veneto.
Due le vendite pubbliche previste in un anno; il primo appuntamento è a fine febbraio.
Gli uffici operativi rimarranno quelli di Via Santa Margherita 6, ma la nuova sede amministrativa farà capo allo studio di Piazza Diaz, 7 Milano.
Già attiva la nuova e-mail aste@zanaria.com per valutare proposte di cessione, ricevere prenotazioni del catalogo, o qualsiasi ulteriore informazione.
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15/08/2008
Anche Zanaria a “Wipa 2008”
Lombardo Veneto da sogno
Tre francobolli triangolari raffiguranti i più caratteristici monumenti di Vienna (la ruota del Prater, il porticato della Gloriette al castello di Schönbrunn e la cattedrale di Santo Stefano), usciti in Austria dal 2006 al 2008, riuniti ora in un unico foglietto, emesso il 15 febbraio scorso, che li contiene tutti a formare una grande “W”.
È quella di “Wipa 2008”, la manifestazione filatelica internazionale che promuovono e in parte sponsorizzano. In calendario dal 18 al 21 settembre presso l’Austria Center Vienna, in Bruno-Kreisky-Platz 1 (orario dalle 9 alle 19, sabato chiusura alle 18 e domenica alle 15), non sarà dedicata solo alla filatelia contemporanea bensì sarà una vetrina internazionale soprattutto per quella classica con la possibilità di ammirare, tra le altre, la famosa e spettacolare collezione “Testine”.
Zanaria sarà presente alla manifestazione (stand n.257, al secondo piano), che sarà l’occasione per presentare un’attenta selezione del proprio materiale di Lombardo Veneto, considerata la collezione filatelica più prestigiosa dell’area italiana, caratterizzata dai francobolli emessi tra il 1850 e il 1859 (anche se per il Veneto e Mantova i valori rimasero in corso fino al 1866) riconoscibili per la famosa aquila bicipite sostituita in seguito dall’immagine in rilievo di Francesco Giuseppe.
Per avere un’idea dei “gioielli” di Lombardo Veneto che l’azienda proporrà ricordiamo due buste cariche di storia e di valore. La prima ha viaggiato da Milano a Mantova il 31 dicembre 1858. Si tratta di una delle due buste conosciute affrancate contemporaneamente con il 5 centesimi (ripetuto tre volte) ed il 5 soldi.
Già appartenuta alla collezione Rivolta, documenta la transizione tra la prima e la seconda emissione: il mittente, infatti, doveva dar fondo alla scorta dei francobolli con l’aquila, poiché quello era l’ultimo giorno in cui sarebbero stati considerati validi.
Anche il secondo documento presenta una particolarità, però differente. In questo caso il porto equivalente ad una raccomandata da Hernals (Vienna) a Verona è stato assolto il 6 febbraio 1864 con tre impronte di valore. Un 10 kreuzer austriaco è apposto al retro, un secondo taglio da 5 è stampato sulla busta ed è associato -ecco l’elemento di pregio- ad un 5 soldi gemello di Lombardo Veneto. La missiva, che sarebbe arrivata a destinazione due giorni dopo, è considerata una combinazione unica e di qualità splendida.
La valutazione di entrambi i documenti è a richiesta.
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01/08/2008
1929, Torna il simbolo pontificio
Una conciliazione durata dieci anni
“L’Italia riconosce la sovranità della Santa Sede nel campo internazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione ed alle esigenze della sua missione nel mondo”.
È il secondo articolo dei Patti lateranensi, punto di partenza dal quale trae origine la convenzione per l'attuazione dei servizi postali, stipulata il 29 luglio 1929 e andata in vigore il 1° agosto successivo.
Il 1° agosto debuttarono, inoltre, il servizio postale vaticano ed i relativi francobolli, definiti giustappunto dai collezionisti i francobolli della “Conciliazione”.
Una serie piuttosto articolata, come d’altro canto sono in genere le produzioni “numero uno”, destinate a coprire un po’ tutte le esigenze. Gli esemplari sono quindici, ma solo due sono i soggetti: per i tagli più piccoli (5, 10, 20, 25, 30, 50 e 75 centesimi) la scelta cadde, esattamente come durante il Pontificio, sulla tiara con le chiavi decussate di san Pietro, simbolo dello Stato Vaticano.
Per i tagli più grandi, invece, si preferì un soggetto più elaborato, in grado di rendere la vita difficile ad eventuali falsificatori. Si tratta del viso di Pio XI, presente nei valori da 80 centesimi, 1,25, 2, 2,50, 5,00 e 10,00 lire. Lo stesso ritratto, ma ripensato all’interno del formato usato per i servizi, è impiegato nei due francobolli per il corriere espresso, in vendita a 2 e 2,50 lire.
Il bello, però, deve ancora arrivare, perché la serie trova nuovi motivi per essere recuperata. Opportunamente sovrastampati, stemma e viso vengono recuperati il 1° ottobre 1931 per creare sei esemplari da utilizzare come segnatasse (5, 10, 20, 40 su 30, 60 su 2 lire e 1,10 su 2,50 lire), mentre altri quindici (5, 10, 20, 25, 30, 50, 75, 80 centesimi, 1,25, 2, 2,50, 5 e 10 lire nonché gli espressi da 2 e 2,50 lire) sono destinati al servizio pacchi.
Questi valori furono ripresi nuovamente per creare ulteriori valori di posta ordinaria; nell’ordine il 1° ottobre 1931 esce un 25 su 30 centesimi, ed il 16 giugno 1934 si aggiunsero sei esemplari (40 su 80 centesimi, 1,30 su 1,25 lire, 2,05 su 2, 2,55 su 2,50, 3,05 su 5, 3,70 su 10 lire), raccolti nella serie conosciuta come “Provvisoria”. È la versione più pregiata, che il catalogo Sassone valuta, se non linguellata, 3.600 euro, ma che Zanaria può proporre a 2.100.
In ultimo i saggi, che furono venduti per errore. Il più noto è l’1,30 su 1,25 lir, che non sarebbe dovuto nemmeno arrivare agli sportelli, usato vale oggi 18mila euro, ma la proposta Zanaria è di 7.500 euro.
La serie registrò un’ulteriore uscita quando, dieci anni dopo il debutto, alla scomparsa del papa: il 18 febbraio 1939, vennero impiegate le rimanenze e i sette francobolli con lo stemma uscirono sovrastampati “Sede vacante MCMXXXIX”. Un nuovo capitolo si apre...
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29/07/2008
Italiani in Africa
Da Alessandria a Venezia, via... Ancona
Come dimostrano le tracce lasciate sulla soprascritta la lettera partì da Alessandria il 6 marzo 1864, diretta a Venezia ma transitò, come indica una nota a mano apposta sopra l’indirizzo, da… Ancona, utilizzando - lo evidenzia anche l’annullo a cartella - i Piroscafi Postali Italiani.
Potrebbe sembrare un inusuale percorso se non fosse che la località di partenza di cui si parla è Alessandria d’Egitto, e una delle particolarità è l’essere stata inoltrata attraverso l’ufficio postale nazionale che, dal 1863 al 1884, ha operato nel centro nordafricano.
Lo testimoniano chiaramente l’annullo, dove si legge “Poste italiane”, e soprattutto l’affrancatura, che impiega contemporaneamente il 40 centesimi, il 60 e il 2 lire con Vittorio Emanuele II, stampati a Londra ed appartenenti alla serie “De La Rue”.
La lettera costituisce un documento esclusivo e non solo per l’alta qualità di conservazione: è infatti l’unica “tricolore” (così viene definita l’affrancatura realizzata con tre diverse cartevalori) nota con il 2 lire, impiegato sui piroscafi postali.
L’ufficio italiano di Alessandria d’Egitto - spiegano Daniele Zanaria, Gabriele Serra e Francesco Dal Negro nel “Catalogo storico-postale dei francobolli in uso negli uffici postali italiani all’estero 1852-1890" funzionò “usando dapprima i francobolli delle emissioni «Matraire», quindi i «De La Rue» e infine gli speciali francobolli sovrastampati «Estero», sia con effigie di Vittorio Emanuele II che di Umberto I”. Dopo un mese di condivisione, dal 1° gennaio 1864 i “Matraire” non furono più ammessi e i “De La Rue” “restarono i soli francobolli riconosciuti validi all’affrancatura delle corrispondenze”. Vennero accettati ufficialmente fino al 31 dicembre 1873, con una tolleranza che ne estese l’impiego per un paio di settimane ancora.
La busta fa parte delle disponibilità di Zanaria ed è pubblicata sul catalogo "Area Italiana -Estate 2007"; il prezzo di vendita viene fornito a richiesta.
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10/07/2008
Un verde dalle numerose sfumature
Il valore di due Regni
Quarta (ed ultima) emissione del Regno di Sardegna o prima emissione del Regno d’Italia?
La domanda non è peregrina e, in questi centocinquant’anni, in tanti hanno esaminato pro e contro di entrambe le ipotesi. La tradizione preferisce la prima alternativa, tanto è vero che, di norma, i cataloghi la repertoriano nella sezione dedicata agli Antichi Stati, rispecchiando così la scelta, prima di tutto di casa Savoia, poi di buona parte degli storici, di registrare l’Unità d’Italia come un grande allargamento del Regno di Sardegna. Non a caso, persino il re mantenne il nome e l’ordine di successione che aveva ricevuto all’incoronazione: era e sarebbe rimasto Vittorio Emanuele II.
Che sia comunque una serie a cavallo tra due fasi storiche non vi è dubbio. E che il primo esemplare, il 5 centesimi, fa il suo debutto il 1° luglio 1855 è altrettanto accertato. Meno definite sono le date di uscita degli altri cinque tagli: secondo il Sassone, le prime date note del 20 e del 40 centesimi si collocano alla metà dello stesso mese, mentre per il 10 e l'80 centesimi occorre attendere l’avvio del 1858. Ancora più in là nel tempo, all’ inizio del 1861, risale il valore più pregiato, il 3 lire.
I francobolli-tipo sono dunque sei, ma gli esperti distinguono diverse tonalità di colori, frutto di successive tirature e dei metodi approssimativi utilizzati per determinare le tinte dei vari fogli. Basti pensare che soltanto per il 5 centesimi, il Sassone specializzato considera addiruttura trentasei varianti!
Anche quest’ultima serie di Sardegna si presenta non dentellata e, ancora una volta, ricorre al rilievo, grazie al quale il disegno centrale, cioè il viso del monarca, appare tridimensionale, così da garantire uno spessore che potesse ricordare la moneta in uso.
Nell’ultima offerta “Primavera 2008”, in distribuzione gratuita presso il negozio e scaricabile on line sul sito, potrete trovare qualche esempio dell’ampia offerta Zanaria.
Del 5 centesimi proponiamo uno splendido verde pisello a 4.500 euro (Sassone 13c, valutato 8.000 euro); un uso isolato del verde giallo (Sassone 13Ba) su lettera da Novara a Breme a 220 euro; una busta da Milano a Lonigo con quattro esemplari del verde oliva scuro (13Bf) del 25 aprile 1861, splendida.
In questo caso il prezzo è a richiesta, contro una stima di catalogo che supera i 56mila euro.
I colori del 5 centesimi, e degli altri valori della IV di Sardegna, sono ben rappresentati anche sul nostro sito internet dove potrete trovare interessanti esemplari e altre occasioni.
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30/06/2008
Il re liberty diventa di servizio
Firma d’artista per il primo espresso
Il regio decreto istitutivo è del 3 maggio. “Dal 10 giugno 1903 - si legge all’articolo 1 - avrà corso nell’interno del Regno uno speciale tipo di francobollo da valere per la sopratassa cui vanno sottoposti a carico dei mittenti, a’ sensi dell’art.50 del testo unico delle leggi postali.., gli oggetti da recapitarsi pe “Espresso”.
Poche scarne righe per avviare una collezione nella collezione, quella dei francobolli speciali dedicati agli espressi, la cui produzione continuerà fino al 1976, originandone un discreto numero. In seguito, non saranno più considerati indispensabili e il destino degli ultimi valori sarà quello di essere messi fuori corso il 12 maggio 1992, sostituiti dai valori di posta ordinaria. 
Esattamente come accadeva nel periodo fra il 1890 (anno di istituzione del servizio) e il 1903, quando non esistevano ancora tagli specifici e venivano usate speciali etichette un esempio delle quali è illustrato dal lotto Z00165 delle nostre offerte on line.
Il catalogo Sassone considera complessivamente per il Regno diciotto esemplari tipo, di cui due commemorativi per il decennale della “Marcia su Roma”. Vanno poi aggiunti cinque sovrastampati del periodo della Rsi, un francobollo realizzato durante la Luogotenenza e quattordici -fra cui un celebrativo dedicato al centenario del Risorgimento- usciti in tempo di Repubblica.
Ma perché delle cartevalori speciali? “I francobolli distintivi di un particolare servizio postale - scrivono Franco Filanci e Costantino Romiti in «Espresso e anche un po’ urgente» - non sono certo una novità nel mondo, ma in Italia non sono mai arrivati, almeno fino all’inizio del nuovo secolo e per il servizio delle corrispondenze. La mentalità risparmiatrice dell’Amministrazione postale finora l’ha sempre avuta vinta: perché approntare qualcosa di speciale, che costa soldi e controlli sulla distribuzione e il corretto uso, quando possono andar benissimo i normali francobolli?”. Le cose, però, cambiarono presto, e con il XX secolo “a fronte dell’idea di avere un francobollo speciale per il recapito espresso le reticenze finiscono per cadere”.
Per l’esemplare di avvio, del valore di 25 centesimi, venne probabilmente coinvolto un noto pittore ed illustratore dell’epoca, Giovanni Battista Carpanetto (1863-1928). L’artista riprese l’effigie del re, già in circolazione da due anni con i tagli della “Floreale”di Giuseppe Cellini, e la inserisce - commenta Paolo Norfini in “I francobolli italiani tra Simbolismo e Liberty”- “in una gradevole composizione basata su nastri svolazzanti sopra tre ramoscelli di alloro”.
Un soggetto alla moda e fortunato: rimase in uso per oltre vent’anni, rinnovandosi soltanto nel valore nominale, di volta in volta più alto. L’ultimo esemplare, dal costo di 1,25 lire, venne emesso il 20 settembre 1926. Opportunamente sovrastampato, il 25 centesimi di partenza sarà anche utilizzato per il primo francobollo di posta aerea emesso al mondo: era il 20 maggio 1917. Ma questa è un’altra storia!
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28/06/2008
Un congresso filatelico bollato
La controversia italo-francese
Quella volta “Il Corriere filatelico”, sempre attento alle manovre speculative, adottò una posizione nuova, tanto da polemizzare a distanza con Théodore Champion, che rappresentava la controparte della filatelia d’oltralpe quale editore dei cataloghi “Yvert & Tellier”.
Alla base delle polemiche la serie emessa il 4 giugno 1922 per il “IX Congresso Filatelico Italiano”, che prevedeva l’uscita di quattro francobolli della “Leoni” o della “Michetti” sovrastampati, con i valori del 10, del 15, del 25 e del 40 centesimi. Rimasero in vendita al pubblico solo fino al 10 giugno e soltanto nell’ufficio postale centrale di Trieste, città dove si teneva la manifestazione.
Il mensile italiano sostenne con vigore l’incontro dei collezionisti, dandogli ampio risalto.
Nel numero del maggio 1922 gli dedicò una pagina; a giugno diede gli aggiornamenti in una mezza colonna; mentre a luglio gli dedicò l’apertura, lasciando cinque pagine e mezzo alla cronaca. Ed i francobolli? Una stringata descrizione tecnica ed un commento: “Il fatto è nuovo negli annali della filatelia”. Fermo restando che, in posta, “una enorme folla si pigiava per avere le poche serie messe in vendita”, mentre “a ciascun congressista, per concessione speciale, venivan consegnate, al valor facciale, 10 serie”.
Decisamente più critica fu invece la reazione de l”Echo de la timbrologie” che il 15 luglio scrisse: “Questi francobolli sono stati stampati alla Stamperia di Stato dei francobolli italiani e sono quanto di più ufficiale vi possa essere. Ciononostante noi non li catalogheremo... troviamo che è finalmente venuto il momento di porre un termine alla formidabile marca di novità inutili”.
Il confronto proseguì e, per ritorsione, la casa francese ritirò la pubblicità che forniva all’altra testata. Quest’ultima di contro esortò i lettori nel numero di settembre con piglio deciso: “Siamo in un periodo di riscossa, di rinnovamento: sappiano gli italiani scuotere anche questo giogo, rendersi anche in filatelia indipendenti dallo straniero, fare infine da sé! “.
Oggi l’emissione spicca tra le produzioni dell’epoca anche sull’”Yvert & Tellier”. Il catalogo Sassone, riferimento per il mercato italiano, la valuta 1.600 euro linguellata od usata, cifra che sale a 4.000 se la gomma è integra, mentre i valori singoli su busta partono da quota 1.350.
Fresca e con traccia di linguella, Zanaria la offre a 750 euro. A fare la differenza, tuttavia, è la centratura, la quale lascia spesso a desiderare. L’azienda propone una seconda serie, eccezionalmente ben centrata e non linguellata, a 6.000 euro, contro una valutazione superiore ai 10.000 euro.
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20/06/2008
Il primo francobollo italiano? È scritto in tedesco
Quando occorreva bagnare la... “materia tenace”
“L’impostante di un oggetto di posta-lettere dovrà attaccare sul suo indirizzo, alla metà del margine superiore, in modo sicuro e bagnando la materia tenace che si trova sulla parte rovescia del bollo, uno o tanti bolli quanti occorrono per ragguagliare col loro valore la tassa di affrancazione competente secondo la distanza ed il peso”.
Si legge anche questo nella notificazione firmata dall’imperial-regio luogotenente tenente-maresciallo principe Carlo di Schwarzenberg.
Il passo citato è ripreso dall’avvio del quindicesimo articolo della legge e porta la data del 31 maggio 1850, che sulla “Gazzetta ufficiale di Milano” apparve solo domenica 2 giugno, esattamente un giorno dopo il debutto effettivo delle carte valori.
Il provvedimento introdusse, insieme a diversi altri aspetti, l’impiego dei francobolli a sud delle Alpi, uno dei presupposti affinché la cosiddetta legge postale austro-italiana potesse diventare operativa. Un importante successo per l’Austria che - scrive Bruno Caizzi in “Dalla posta dei re alla posta di tutti” - “non aveva mai smesso di apprezzare il valore strategico e politico dei servizi postali”, riuscendo a stringere quasi l’intera penisola in un patto di stretta collaborazione.
I francobolli arrivati agli sportelli furono cinque, non dentellati e nei tagli da 5, 10, 15, 30 e 45 centesimi di lira austriaca. Proponevano lo stemma austro-ungarico ed il testo in tedesco “K K Post Stempel”, abbreviazione di “francobollo postale imperiale e reale”.
Lo stesso giorno, vennero distribuiti francobolli molto simili, da usare nel resto dell’immenso territorio controllato da Vienna. Sono i valori nominali, questa volta espressi in kreuzer (cioè carantani), a differenziare con un semplice colpo d’occhio le due versioni.
Significativo è il fatto che, di tutti i paesi costituenti l’impero austro-ungarico, solo per il Lombardo Veneto fu utilizzata una valuta diversa. A partire dal 1° novembre 1858 entrarono in servizio le nuove produzioni, questa volta espresse in soldi; dopo un breve periodo di coesistenza, la prima emissione andò fuori corso il 31 dicembre.
La I emissione di Lombardo Veneto è da sempre considerata uno dei must della filatelia classica mondiale, grazie alla buona disponibilità di materiale e alla grande possibilità di declinare la raccolta secondo i gusti personali, permettendo, ad esempio, di concentrarsi sui diversi tipi di carta, varietà di stampa, affrancature multicolori, usi particolari, come ad esempio, in territorio austriaco oppure insieme a francobolli in kreuzer.
Sempre ricercati, con quotazioni superiori alle cinque cifre, sono gli usi del giorno di emissione, molto rari nonostante la grandezza del territorio e l’importanza numerica della popolazione.
Il meno raro, il 15 centesimi, raggiunge comunque i 50.000 euro di quotazione sul catalogo Sassone, che diventano 75.000 nel caso del 30 centesimi. Del 45c, invece, sono note solo tre buste.
Anche l’ultimo giorno d’uso è molto apprezzato, soprattutto quando la lettera vede la presenza contemporanea di francobolli della I e II emissione.
Un’ampia proposta di materiale, nuovo, usato, su frammento e su busta è disponibile anche on line sul nostro sito. Per qualsiasi richiesta potete contattarci al numero 02 805 24 27 o inviare una email a info@zanaria.com.
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28/05/2008
In volo sull’Atlantico del Nord
Un trittico per ogni apparecchio
Oggi, con il termine “crociera” si intende una vacanza, magari di lusso, in navigazione. Una volta veniva invece anche utilizzato anche per definire i voli di aerei in gruppo.Tra queste iniziative, a metà strada tra la prova di competenza nel settore aeronautico e la dimostrazione propagandistica, occupa un posto tutto particolare la “Nord-atlantica”, guidata da Italo Balbo.
Venne organizzata per i dieci anni dell’Aeronautica italiana; decollata da Orbetello il 1° luglio 1933, si concluse, dopo alcune tappe, a Chicago il giorno 15. I collezionisti la conoscono bene: le produzioni postali nate per l’occasione rappresentano, fra l’altro, uno dei premi di maggior valore nei concorsi organizzati dall’Associazione filatelisti italiani professionisti e dalla Borsa filatelica nazionale durante i convegni di Milano e Roma.
Disponibile dal 20 maggio 1933, l’emissione prevedeva la riproduzione di due “trittici”; ognuno è composto da un francobollo di posta ordinaria all’epoca venduto a 5,25 lire, un secondo, questa volta di posta aerea, dal nominale di 19,75 o 44,75 lire, e da un’etichetta. Su quest’ultima è impresso il nome dei venti apparecchi che parteciparono alla trasvolata e che venivano identificati con le prime lettere del cognome di chi li comandava, (ad esempio I-Aram per Mario Aramu).
La serie completa si compone di ben quaranta “trittici”. A dirla tutta, i mezzi coinvolti furono venticinque, organizzati in otto squadriglie da tre, più uno di riserva. Vista l’impostazione del foglio, cinque rimasero senza celebrazione personalizzata.
I valori facciali, decisamente alti, sono presto spiegati: il 5,25 lire rappresentava la tariffa della raccomandata espresso per l’estero, il 19,75 lire serviva alla sovrattassa aerea per l’Europa, quello da 44,75 l’equivalente per l’America. La serie era destinata solo ad affrancare le lettere spedite con il volo, da qui la sua particolarità.
I “trittici” da sempre sono particolarmente ricercati dai collezionisti di Regno che, spesso si affrettano a raccogliere i valori di posta aerea e le etichette con le sigle dei piloti.
Molto ricercati sono, in particolare, gli esemplari sugli aerogrammi viaggiati con lo stormo.
Tra il materiale a nostra disposizione segnaliamo alcuni esempi di particolare interesse. I due fogli i nteri dei quaranta “trittici” non linguellati, e splendidamente conservati, proposti ad un prezzo competitivo di 8.500 euro contro i 17.750 indicati dal catalogo Sassone.
Due aerogrammi, affrancati con due diversi “trittici”, diretti verso destinazioni europee. Uno volò a Berlino via Amsterdam, con l’aereo di Umberto Nannini, uno dei 70 viaggiati con quel volo, proposto a 2.900. Il secondo, che si alzò in volo con l’aereo di Giuseppe Teucci, fu recapitato ad Amsterdam, ed è uno dei 53 esemplari che composero lo speciale dispaccio, è ceduto a 3.250 euro.
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14/05/2008
Zanaria a Verona
Da “Veronafil” a... Fiume
Una selezione del nostro materiale migliore. E inoltre, su domanda, altri documenti dello stock Zanaria. Sarà sufficiente telefonare al numero 02.805.24.27 o inviare una mail all’indirizzo info@zanaria.com per concordare le richieste in modo da esaminare i lotti direttamente presso il nostro stand, il numero 120.
Zanaria sarà infatti presente, dal 23 al 25 maggio, a quello che viene considerato uno dei più importanti convegni filatelici dell’anno: “Veronafil”. Allestito presso i padiglioni 10 e 11 della Fiera di Verona, resterà aperto venerdì 23 dalle ore 10 alle 18, sabato dalle 9 alle 18 e domenica dalle 9 alle 14. L’ingresso è libero.
Oltre al materiale (francobolli classici nuovi, linguellati ed usati, su frammento e su busta), potrete richiedere i nostri ultimi cataloghi. In particolare il “Prezzario 2008”, sedici pagine dedicate alle valutazioni attuali dei francobolli di Antichi Stati, Regno, Repubblica, San Marino, Vaticano e Colonie; e “Primavera 2008”, la nostra ultima offerta, che sviluppa in 52 pagine illustrate a colori valori della sola Italia, dalle cartevalori ottocentesche al “Cavallino” e al “Gronchi rosa”.

Un altro particolare capitolo che proponiamo in questi giorni riguarda le produzioni jugoslave e italiane sovrastampate per la Zona occupata fiumano-kupa.
Debuttarono nel maggio 1941, in piena guerra. Era l’area -come ricorda Bruno Crevato-Selvaggi nel libro “Il Regno d’Italia”- che si estendeva a nord e a est della città di Fiume (il Kupa è infatti un corso d’acqua che segna il confine tra la Slovenia e la Croazia).
Stante la situazione, i confini non vennero mai definiti nei dettagli; in quel momento il solo obiettivo era creare una fascia di sicurezza con la Croazia.
I francobolli “furono emessi con decreti dell’Intendenza civile, che ne aveva la potestà giuridica”; nonostante la difficile situazione, “si sviluppò un commercio filatelico istituzionalizzato”, lo stesso che ha portato a realizzare numerosi sovrastampati, testimoni locali di una grande tragedia.
Alcune di queste serie fanno parte della nostro materiale disponibile, di cui una parte rilevante è illustrata nell’offerta Area Italiana 2007. Per esempio, quella che avviò le produzioni: i primi tredici valori linguellati sono proposti a 1.500 euro, contro una valutazione di catalogo pari a 3.500.
La stessa serie, che comprende anche il raro 30 dinari, è proposta timbrata su tre buste a 9.500 euro, mentre la stima supera i 27.150. Un altro caso è la non emessa, realizzata per aiutare l’Opera nazionale maternità, che chiude il capitolo della Zona. Ne proponiamo un esemplare non linguellato a 5.500 euro (catalogo 8.250).
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07/05/2008
Il mistero del leone
Toscana, un’emissione dalle mille sfumature
È una scultura di Donatello, un vino, una torre di Livorno, una rivista letteraria del Novecento. Ma, per i filatelisti, il “Marzocco” è il soggetto delle produzioni postali firmate dal Granducato di Toscana. Nove i valori che, tra il 1851 ed il 1852, vennero distribuiti sotto il governo di Leopoldo II. Espressi in quattrini, soldi e crazie, cioè nei sottomultipli della lira locale, tutti presentano il leone coronato che, con la zampa destra, regge lo stemma di Firenze con il giglio.
I primi cinque esemplari debuttarono nell’aprile del 1851 realizzando così la convenzione postale che l’anno precedente era stata sottoscritta con l’Austria.
Risulta, però, molto complicato determinare con precisione l’uscita effettiva che in teoria dovrebbe coincidere con il primo giorno del mese, ma che i rari esemplari viaggiati non riescono a documentare. Datati con certezza il 1° aprile si conoscono infatti soltanto il 4 ed il 6 crazie, mentre sull’1 soldo restano i dubbi, poiché l’annullo non è molto leggibile.
Degli altri tagli, si conoscono un timbro del 7 aprile per il 2 crazie e uno del 14 aprile per il 2 soldi. 
Gli ultimi quattro valori della serie giunsero nei mesi successivi, a più tappe: il 1° luglio 1851 (francobolli da 1 e da 9 crazie), il 1° settembre 1852 (1 quattrino) e un giorno imprecisato del novembre successivo (60 crazie). Vennero prodotti su una carta colorata, con sfumature che vanno dall’azzurro al grigio; restarono in corso fino a tutto il 1859, quando ormai il Granduca Leopoldo II era fuggito e si progettava l’unione con il Regno di Sardegna, come documenta la provvisoria del 1860 che riporta già lo stemma sabaudo.
L’unico taglio ad uscire di scena fu il 2 soldi, archiviato già il 20 settembre 1852.
La serie, comunque, piacque, tanto che venne replicata praticamente identica tra il 1857 ed il 1859, quando si resero disponibili altre sette valori.
A dirla tutta, si tratta di un semplice restyling, poiché i nominali sono gli stessi già impiegati in precedenza: 1 quattrino, 1 soldo, 1, 2, 4, 6 e 9 crazie. A cambiare sono il colore della carta, ora bianca, e la filigrana, dove la corona lasciò il posto al testo “II RR Poste Toscane”. Pochissime sono le affrancature che accomunano gli esemplari gemelli delle due produzioni.
Il materiale è decisamente interessante, anche dal punto di vista economico e un particolare annullamento può attribuire al pezzo un importante plusvalore. Allo stock Zanaria, ad esempio, appartiene una busta affrancata con il 4 crazie verde azzurro su carta azzurra. Il francobollo è timbrato, il 24 marzo 1852, con il bollo di posta militare austriaco della “feldpost” n°2 (le truppe dell’imperatore rimasero nel Granducato fino al 24 maggio 1856). Il plico, lo testimonia il secondo manuale apposto, è partito da Firenze ed è giunto a Ferrara; la valutazione è a richiesta.
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12/04/2008
Un errore che fece la Repubblica... rosa
Singolo, ma anche in blocchi e addirittura il foglio!
Sono passati quasi cinquant’anni, eppure rimane nell’immaginario collettivo come il “must”, il francobollo che si deve avere. Anche fuori dall’ambiente collezionistico rappresenta l’icona per eccellenza: è il “Gronchi Rosa”, la cui vicenda sembra troppo perfetta per essere stata costruita -come ha detto qualcuno- a tavolino.
Il francobollo appartiene ad una serie dal nominale piuttosto costosa per l’epoca; comprende tre valori la cui emissione era destinata a celebrare la visita del presidente Giovanni Gronchi, che sarebbe partito il 6 aprile del 1961, per il Sudamerica. Ciascun paese ospite avrebbe avuto il suo francobollo: Argentina (facciale da 170 lire), Uruguay (185) e Perù (205). L’obiettivo era utilizzarli per spedire gli aerogrammi nei rispettivi Stati, ed è per questo che fu predisposta -cosa piuttosto rara in Italia- una prevendita dal giorno 3, un lunedì di Pasqua, per dare il tempo necessario agli interessati di predisporre le buste da inoltrare con il volo.
Il resto è noto: l’ambasciatore del Perù si accorse che i confini del suo Paese non erano esatti. Era stata trascurata una consistente fascia di territorio amazzonico, contestata dall’Ecuador e per la quale, ancora in quel momento, i due eserciti si fronteggiavano. Da qui le proteste ufficiali, i convulsi confronti tra ministeri, la decisione di ritirare il francobollo contestato e di predisporne in tutta fretta una versione corretta, sempre da 205 lire ma di colore grigio. A conti fatti, della versione rosa ufficialmente risulterebbero essere stati venduti 79.625 esemplari.
Oggi rimane il francobollo più popolare dell’intera Repubblica, solo da lontano inseguito dalla recente coppia dei foglietti per i diciottenni.
La sua notorietà è tale che, al momento dell’acquisto, occorre prestare particolare attenzione: circolano falsi di ogni genere, alcuni di livello davvero insidioso. Per gli autentici, poi, bisogna verificarne la qualità: il tempo trascorso, e magari la conservazione in ambienti inadatti, può avere causato seri danni alla carta e soprattutto alla gomma, che potrebbe presentarsi puntinata e ingiallita.
In qualità extra, lo offriamo a 1.150 euro, contro una valutazione del catalogo Sassone pari a 1.900.
Ma non c’è solo il singolo: nella nostra vendita “Primavera 2008” lo proponiamo nella versione angolo di foglio (Sassone oltre 1.900 euro, nostro prezzo 1.500), in quartina d’angolo (Sassone oltre 8.000, netto 4.200 euro) e addirittura in foglio completo da quaranta pezzi, di qualità splendida. In quest’ultimo caso, la cessione avviene a trattativa privata, sapendo che la stima del catalogo supera gli 80mila euro.
Particolare interesse hanno, infine, i plichi con il 205 lire rosa ricoperto da quello grigio. L’Amministrazione postale, in modo inconsueto e a proprie spese, fece nascondere la prima versione del francobollo con l’altra su tutte le buste consegnate per il volo (solo pochissime, probabilmente per delle sviste, si salvarono dalla mano del... censore). Nel nostro stock ne conserviamo alcune: per vederle, basta contattarci.
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01/04/2008
Manzoni sovrastampata, un bel “pesce” d’Aprile
Tirature ridotte per l’Italia, minime per le Colonie
“Il Corriere Filatelico” lo annunciava nel marzo del 1924: “È imminente -si legge nel giornale- l’apparizione della serie dei manzoniani soprastampati per le Colonie. Tutti i valori porteranno il nome della Colonia soprastampato in rosso sulla parte superiore del francobollo, eccetto che per la lira ed il 5 lire, per i quali la soprastampa sarà sul lato sinistro del francobollo stesso...Il quantitativo sarà di 22.500 esemplari per Colonia dei valori in centesimi, di 6.250 della lira e 3.750 del 5 lire”. Le serie emesse per Cirenaica, Eritrea, Somalia e Tripolitania sarebbero poi uscite, come un bel “pesce”, proprio il 1° di aprile: identiche (eccetto per la soprastampa indicante il territorio) a quella distribuita in Italia, che già fece registrare molte polemiche.
Vuoi per l’eccessivo costo (7,05 lire), vuoi per le modalità di vendita, essendo stata distribuita in quantità limitata solo a Roma e Milano dal 29 dicembre precedente. “Due serie complete -dice ancora la rivista- per ogni acquirente oppure non più di due esemplari del 5 lire, non più di tre dell’1 lira, e non più di quattro” dei restanti, ossia i tagli da 10, 15, 30 e 50 centesimi. Una situazione sulla quale qualcuno cercò di approfittare. “Ai tentativi da parte degli impiegati di sottrarre alla vendita parte della dotazione il pubblico si è ribellato e la Direzione superiore ha provveduto a far cessare l’illecito traffico”.
I problemi non mancarano neppure con le versioni coloniali: i collezionisti che inviarono danaro al ministero si videro respingere le richieste senza spiegazioni. Successivamente venne chiarito che, delle 3.750 serie complete disponibili per Colonia, in base ad un accordo, 3mila sarebbero state ritirate dal “Comitato pro onoranze ad Alessandro Manzoni”e sarebbero servite a finanziare l’acquisto di copie dei “Promessi sposi”, da distribuire gratuitamente ai bambini. Delle restanti 500 vennero consegnate all’Amministrazione coloniale e contro ogni aspettativa solo 250 destinate a scopo di collezione.
Oggi la serie base e le quattro sovrastampate rappresentano dei classici della filatelia italiana novecentesca, specie se allo stato di usato.
Lo stock Zanaria propone diverse voci, come una Cirenaica non linguellata (Sassone 2.000 euro, nostra proposta 1.150), una Eritrea linguellata (oltre 1.200, netto 650) od usata (3.250, netto 1.900), una Somalia usata e con bordo di foglio per il taglio più alto (oltre 2.700, netto 1.700). Della Tripolitania, tre le versioni disponibili: non linguellata d’angolo (3.000, netto 1,700), usata con bordo di foglio (oltre 3.250, netto 1.700), usata (3.250, netto 1.600).
La Zanaria dispone di un ampio stock in grado di soddisfare i collezionisti più esigenti.
Tra gli altri ricordiamo il 5 lire ritoccato di Cirenaica, la serie ben centrata di Eritrea.
E la serie di Tripolitania con uso spettacolare di 5 lire angolo di foglio. Per tutte le nostre proposte vi consigliamo di consultare il “Prezzario 2008” e l’offerta di “Area Italiana –Estate 2007”.
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25/03/2008
“Floreale” addio
E Gabriele D’Annunzio ispirò la nuova serie
Una serie quasi improvvisata, la “Floreale”. Si rivelò infatti necessaria dopo la scomparsa di Umberto I, assassinato a Monza il 29 luglio 1900 dall’anarchico Gaetano Bresci. Pur avendo a disposizione tempi ridotti per l’indispensabile nuova emissione, il nuovo francobollo risultò gradevole e coerente con il gusto del tempo, ed ancora oggi i collezionisti la associano al movimento artistico del Liberty.
Pochi anni dopo, tuttavia, ci si rese conto che bisognava già far fronte a nuove esigenze: il porto per la lettera, caso piuttosto raro, il 1° settembre 1905 sarebbe sceso da 20 a 15 centesimi e ciò rendeva necessario l’emissione di un taglio da 15 centesimi.
In un primo momento si decise di utilizzare il 20 centesimi in corso ricorrendo ad una sovrastampa che avrebbe riportato in nuovo valore, ma l’Italia a quel tempo ambiva a ben altro, anche a livello postale, e cominciò a lavorare ad una serie del tutto nuova.
Due i tratti innovativi: da un punto di vista tecnico si decise di utilizzare per la prima volta la calcografia. Ad intervenire su quello che sarebbe stato il nuovo soggetto venne coinvolto uno dei pittori più in voga del momento, Francesco Paolo Michetti.
Il bozzetto scelto sembra essere stato ispirato addirittura da Gabriele D’Annunzio, che di Michetti fu amico.
La vignetta mostra il profilo di un giovane Vittorio Emanuele III che indirizza il proprio sguardo verso destra. Il Vate avrebbe, in particolare, suggerito di collocare sullo sfondo il mare, chiaro riferimento al viaggio che, l’allora principe Vittorio Emanuele, fece nell’Egeo, e dove lo raggiunse la notizia della morte del padre, come i versi tratti dalle “Laudi” ricordano: “O tu che chiamato dalla Morte / venisti dal mare...”.
Il francobollo uscì il 20 marzo 1906, stampato da un’azienda privata, l’Officina calcografica italiana di Roma.
Nel frattempo però, l’Officina cartevalori di Torino, che di norma si occupava della tiratura dei francobolli, reagì mettendo a punto, tra 1909 e 1911, due esemplari (uno tipografico, l’altro calcografico) molto simili al precedente ma non identici.
Le due tirature si differenziano per alcuni dettagli, come i cataloghi sottolineano. Per distinguere le tre versioni, basta verificare il riquadro con i testi: nella prima tiratura misura 18,5x25 millimetri, nella seconda 18x23, nella terza 19x24. 
Oltre al foglio tradizionale, il 15 centesimi del 1906 venne raccolto in libretto da 24.Inizialmente fu venduto a 3,65 lire, 5 centesimi in più rispetto al facciale per coprire i costi di confezionamento. Ma l’idea non venne apprezzata, tanto che tre anni dopo il prezzo fu obbligatoriamente portato al nominale per smaltire le rimanenze.
L’esperimento trovò un bis nel 1911, utilizzando l’altro taglio calcografico, confezionato ancora in 24 pezzi e commercializzato a 3,60 lire. A giudicare dalla rarità e quindi dal pregio economico che oggi hanno assunto, i carnet non riscontrarono un grande apprezzamento.
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04/03/2008
Zanaria a “Milanofil”
Tre giorni di qualità
Rinnovata anche per quest’anno l’ospitalità di Fiera Milano city per “Milanofil 2008”, il salone della filatelia organizzato da Poste italiane.
Dal 7 al 9 marzo, con ingresso gratuito da porta Gattamelata 2 (via Gattamelata), presso il padiglione 17 (orario 9.30-18.30, domenica chiusura alle 14), la manifestazione filatelica di maggior successo della città meneghina, quest’anno avrà un motivo di interesse in più: venerdì alle ore 11, nel corso dell’inaugurazione, sarà presentato “Italia 2009”,il festival internazionale della filatelia programmato a Roma per l’anno prossimo, dal 21 al 25 ottobre.
A “Milanofil” ci saremo anche noi: vi aspettiamo allo stand D2E1.
Per l’occasione abbiamo scelto un campionario selezionato di materiale, classico e non.

Per i visitatori due grandi anticipazioni: il nuovissimo catalogo a prezzi netti “Italia-Primavera 2008”. Una raccolta di 52 pagine a colori di francobolli nuovi ed usati, su frammento o documento che rappresentano le gemme più pregiate di Antichi Stati, Regno e Repubblica. Sono oltre 500 i lotti, che spaziano da un’ampia sezione di Lombardo Veneto (notevole, ad esempio, il “Mercurio” rosso per giornali, valutato dal catalogo Sassone oltre 200mila euro, prezzo a richiesta) ai “Ginnici” apposti su due buste in tariffa (netto 4mila euro), toccando voci come una “Crocetta” usata di colore azzurro cupo (netto 3.750), due una quartina e una striscia di tre del15 centesimi “Matraire”primo tipo applicati sullo stesso plico diretto in Boemia (catalogo 80mila, p.a.r.), una “Manzoni” non linguellata e di qualità eccezionale (netto 3.300 euro), la serie non linguellata di quattro “Badoglio” senza filigrana (catalogo 13.500 euro, par), vari esempi di servizi.
Sarà inoltre disponibile anche il nuovo “Prezzario 2008”, il listino di vendita Zanaria che tratta francobolli di prima scelta e corrispondenti ai nostri standard di qualità garantita.
In fiera sarà disponibile una copia gratuita sia del “Prezzario 2008” sia dell’offerta a colori a prezzi netti “Italia-Primavera 2008”. Entrambi possono essere richiesti presso il nostro negozio di via Santa Margherita 6, o scaricati nella versione elettronica sul nostro sito.
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03/03/2008
Una continuità lunga tre secoli
Con le Poste italiane finisce il Risorgimento

Il Regno d’Italia, promulgato il 17 marzo 1861, portò anche alla creazione di un’unica realtà a livello postale. Data infatti 1 marzo 1861 la nascita delle Poste italiane.
Dietro, c’è un percorso piuttosto ampio. “Il 15 dicembre 1860 –ricorda Andrea Giuntini nel primo volume della serie «Le Poste in Italia» (edizioni Laterza)- veniva emanato il decreto, entrato in vigore il marzo successivo con la proclamazione del Regno d’Italia, con il quale veniva avviato il processo di centralizzazione dell’amministrazione postale. L’estensione della tariffa piemontese agli altri Stati, già stabilità nella convenzione del 29 ottobre 1859, permetteva un trapasso agevole del servizio”. Nell’archivio della storia finisce pure l’ormai inutile Lega postale austro-italica; era nata nel 1850, in un contesto storico e politico completamente differente.
Il passaggio richiese, nondimeno, il coordinamento di usi, sistemi, attrezzature e mentalità differenti. Nella fase transitoria si continuarono ad impiegare le vecchie cartevalori in corso, scelta agevolata dal fatto che la nazionalità era espressa non da testi ma attraverso l’immagine del sovrano. Così, al Centro-Nord potè proseguire la vita della quarta emissione di Sardegna, mentre al Sud si continuarono ad usare le emissioni per le Province napoletane mentre, in Sicilia, si pagava per contanti.
La provvisorietà fu messa alle spalle nel 1862, quando fu varata la nuova legge postale. Nello stesso anno uscì la prima serie dentellata del Regno, che debuttò formalmente il 1° marzo, con il 20 centesimi indaco. Serie che riprende le vecchie cartevalori sabaude raffiguranti l’effigie di Vittorio Emanuele II in rilievo. Gli altri tagli, che giunsero alla spicciolata in corso d’anno, sono il 10, il 40 e l’80 centesimi.
All’emissione è dedicata parte del nostro “Catalogo storico descrittivo dei francobolli di Vittorio Emanuele II re d’Italia”.
I valori di questa emissione sono inoltre ben rappresentati nella nostra nuova offerta a prezzi netti “Italia-Primavera 2008”.
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01/03/2008
L’Italia guarda oltremare
Da Tunisi a Montevideo
Il Regno di Sardegna inaugurò l’interesse per l’occupazione di nuovi territori, e lo sforzo proseguì dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia. Nella seconda metà del XIX secolo, sull’onda dell’immigrazione, degli interessi e delle aspirazioni nazionali, vennero impiantati “diversi stabilimenti postali sulle coste settentrionali dell’Africa, e su quelle orientali dell’America Latina... Sorsero così, tra il 1852 e il 1880, gli Uffici italiani di Tunisi, di Alessandria d’Egitto, di La Goletta e di Susa e le Agenzie consolari di Tripoli di Barberia (elevata poi ad Ufficio postale), di Buenos Aires e di Montevideo”. Cui si aggiunsero in seguito le sedi di Massaua (dal 1880) ed Assab (1883).
In un primo momento tali avamposti si trovarono costretti ad utilizzare gli stessi francobolli disponibili sul territorio italiano. Solo in seguito, infatti, furono stampate cartevalori specifiche. La prima emissione è datata 1° gennaio 1874, ma in realtà, i francobolli furono disponibili solo con qualche giorno di ritardo, e per tutta la prima quindicina di gennaio, vennero impiegate le produzioni precedenti.
Tre le serie complessivamente realizzate: la prima emissione è composta di nove tagli “De La Rue” e “Bigola”, commissionati da Vittorio Emanuele II ed apparsi tra il 1863 ed il 1867. Ad essa seguirono un’integrazione di due pezzature tra 1878 e 1879 e poi, fra 1881 e 1883, gli ultimi sei esemplari, che riproducono il viso del nuovo re, Umberto.
Dal 1890, si decise di ritornare alle normali emissioni nazionali con una differenza: i bolli riportano la soprastampa “Estero”e hanno i disegni degli angoli modificati e, in qualche caso, pure il colore è diverso.
Tutte le affrancature su documento assumono un particolare interesse, specie se provenienti dall’America Latina. Come la raccomandata spedita il 13 luglio 1878 da San José de Mayo a Polla. Presenta due esemplari da 40 centesimi e venne inoltrata, come testimonia il timbro, “Da Montevideo coi postali italiani”.
Non c’è traccia del pagamento per la tratta locale, poiché il saldo avveniva in contanti. Secondo gli esperti, costituisce la più bella delle due lettere note.
Per saperne di più sulle attività postali d’oltremare vi suggeriamo l’opera firmata da Daniele Zanaria, Gabriele Serra e Francesco Dal Negro: il “Catalogo storico-postale dei francobolli in uso negli uffici postali italiani all’estero 1852-1890”
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15/01/2008
Francobolli “made in London”
L’Italia postale si adegua alla modernità
Un deciso salto in avanti quello apportato il 1° dicembre 1863, quando l’Italia, finalmente unita, si dotò di francobolli di qualità. Vengono abbandonate le cartevalori prodotte, sia pure con tanta perizia, da Francesco Maria Matraire, poi nominato cavaliere per il suo impegno. Occorreva pensare in grande, utilizzando tecnici ed impianti in grado di sostenere le nuove esigenze. Ecco perchè si guardò, nonostante qualche iniziale tentennamento, a Londra, città in cui allora operava una delle aziende più importanti del settore, la Thomas De La Rue. Motivo per cui, ancora oggi, la serie con la cifra (i tagli più bassi da 1 e 2 centesimi) o il profilo di Vittorio Emanuele II (dal 5 centesimi al 2 lire) viene definita “De La Rue”.
Solo nove i tipi base, usciti a più riprese tra il 1863 ed il 1865, anche se il rapporto con l’azienda britannica continuò successivamente con ulteriori produzioni. Inizialmente le tirature vennero stampate nella città d’oltremanica, poi - una volta sistemate le macchine e istruito il personale – la realizzazione si spostò a Torino. L’Officina carte valori piemontese sviluppò in effetti una buona professionalità, tanto che le due tirature risultarono piuttosto difficili da distinguere fra loro.
Fu una serie in grado di proiettare il Paese nel Novecento, e che si distinse per vari aspetti: un esempio fra tutti, la sicurezza. Fu la prima emissione d’Italia ad essere dotata di filigrana (la corona e le diciture “franco bolli postali - ministero delle Finanze”) e, come se non bastasse, di fondo di garanzia. E’ con questa produzione inoltre, che si decise il passaggio definitivo alla dentellatura, nascondendo per sempre le forbici nel cassetto. Riuscì pure ad oltrepassare i confini, e ad essere utilizzata -opportunamente adattata con testi in sovrastampa- negli uffici tricolori allestiti in Levante o in Africa.
L’interesse per questa emissione è ampio, sia per gli studi sulle varietà, sia per la ricerca del miglior livello qualitativo, soprattutto in fatto di centratura. Seguiti dagli appassionati sono anche i blocchi (in particolare, quartine e strisce), gli usi tariffari e le combinazioni con le altre cartevalori in corso nel periodo.
Un uso interessante è quello del cosidetto francobollo Sperimentale: nel 1864 la De La Rue, per incarico del Cav. Costantino Perazzi , allestì un foglio di cento esemplari dell’1 centesimi verde, con il fine di suggerire l’adozione delle nuove macchine di stampa automatiche.
Questo francobollo, di cui sono noti solo cento esemplari, si distingue per un tratto orizzontale che lo attraversa e per l’uso di carta senza filigrana. 
Nella nostra offerta Rarità ne viene proposto il blocco di quattro più centrato tra quelli noti.
Un’opera completa che testimonia l’importanza dell’emissione De La Rue anche nei singoli uffici all’estero è il “Catalogo storico-postale dei francobolli in uso negli uffici postali italiani all’estero 1852-1890” e, per chi è interessato all’acquisto, è disponibile anche nel nostro sito.
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02/01/2008
Napoli, 150 anni fa
Sette riquadri per sette valori
Una sintesi davvero efficace: il cavallino quale omaggio alla città partenopea, la medusa con le tre gambe che richiama la Trinacria e poi i gigli, simbolo della casata dei Borbone.La prima serie di francobolli del Regno delle due Sicilie fu stampata centocinquant’anni fa, il 1° gennaio 1858.
Il Regno delle due Sicilie, come definito dal Congresso di Vienna del 1815, era costituito da due diversi territori, separati dal faro di Messina: a nord era il Regno di Napoli, a sud quello di Sicilia.
Oltre al sovrano, in realtà condividevano ben poco: la moneta, il grano aveva un valore diverso e persino le amministrazioni postali erano differenziate. Non stupisce dunque che un anno dopo, anche l’isola si dotò di propri “bolli della posta”, diversi da quelli napoletani.
Sette i tagli di cui si compone la produzione del 1858. Tutti riproducono lo stesso soggetto, inserito in cornici differenti: il mezzo grano dal contorno tondo, l’1 ed il 5 grano in quadrati di diversa misura, il 2 nell’ottagono ed il 10 nell’esagono, il 20 in un rombo e infine il 50 grano all’interno di un ovale. Unico per tutti solo il colore, il rosa, anche se ogni taglio è conosciuto in più sfumature e, tranne l’esemplare più alto, in almeno due diverse tavole.
Come accade in genere per i valori antichi, sono particolarmente apprezzati i multipli e le affrancature su busta, specie se impreziositi da quelli a “Svolazzo”.Nonostante l’emissione abbia debuttato il 1° gennaio, la più antica data nota è quella del giorno successivo. Il catalogo Sassone valuta il 2 grano timbrato il 2 gennaio tra i 12 ed i quindicimila euro, ma gli esperti considerano tale importo sottostimato. Il mercato, infatti, gli attribuisce una cifra che supera i ventimila.
Un ampio capitolo di approfondimento riguarda i falsi dell’epoca, realizzati per frodare la posta. Sembra addirittura che le imitazioni del 20 grano siano più comuni dell’originale, caso unico in filatelia! Alcune volte l’esemplare contraffatto veniva affrancato contemporaneamente con altri regolari, com’è il caso della busta viaggiata da Napoli a Civitavecchia il 2 febbraio 1861.
Qui, una coppia autentica del 2 grano carminio è stata associata ad un 10 falso, permettendo al mittente di risparmiare due terzi dell’importo.
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19/12/2007
Con Garibaldi si cambia
Il giornale dimezza, il francobollo raddoppia
La marcia trionfale di Giuseppe Garibaldi dalla Sicilia verso nord non si ferma. Le “camice rosse” giungono a Napoli il 7 settembre 1860. Una settimana, e lo statuto piemontese viene esteso all’intero Mezzogiorno. Il 26 ottobre avviene lo storico incontro a Teano con Vittorio Emanuele II.
In questa situazione, si registrano cambiamenti anche a livello postale. La tariffa per spedire i giornali viene dimezzata, passando da mezzo grano a mezzo tornese. Per questo servizio non si preparò un nuovo francobollo ma si adattò quello vecchio attraverso un’abile opera di bulinatura della tavola già esistente, che permise di correggere la valuta.
Il secondo passo fu quello di sostituire l’inchiostro, che da rosso diventò azzurro, esplicito richiamo ai colori sabaudi. Ecco, quindi, che la “Trinacria” dell’ormai deposto Francesco II si trasforma; il nuovo francobollo uscì il 6 novembre. Rappresenta uno fra i più pregiati tesori dell’Ottocento italiano. Anche perché, solo un mese più tardi, il 6 dicembre, fu rimpiazzato dalla “crocetta”, decisamente più adatta alla situazione. Il nuovo bollo è sempre azzurro, costa sempre la stessa cifra ma offre una nuova immagine, in grado di rendere omaggio alla nuova casata.
Anche in questo caso, la modifica richiede soltanto pazienza ed esperienza, in quanto l’emblema è ricavato scalpellando il più complesso disegno precedente. Con un po’ di attenzione, è possibile intravedere qualche residuo della figura originaria. Entrambi i francobolli sono particolarmente ricercati essendo quasi introvabili i nuovi e, comunque molto rari, gli usati.
Meritano un particolare rilievo quelli che illustrano l’uso al quale erano destinati, cioè ancora applicati sul documento originale. Vediamo due esempi.

Nel primo, il mezzo tornese è stato impiegato il 17 novembre 1860 per consegnare il periodico “L’omnibus”. Il francobollo offre anche una varietà: la “T”, utilizzata per indicare in modo abbreviato la moneta, presenta inoltre una doppia incisione verticale.
La seconda affrancatura riporta il timbro dell’8 gennaio successivo.È applicata su un’altra copia dello stesso giornale, ed anche questa presenta un anomalo intaglio della lettera. La doppia incisione è però orizzontale.
Potete trovare interessanti offerte relative a queste due gemme della filatelia italiana nei nostri cataloghi di vendita Area Italiana 2006 e Rarità 2006
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03/12/2007
Valori postali con réclame
Polemiche per i consigli per gli acquisti con dentelli

Il caso scoppiò nel momento in cui uno slogan come “L’avete provato”, corredato da un eloquente punto interrogativo, veniva associato non solo al marchio del sapone Abrador, ma al volto imperturbabile di Vittorio Emanuele III.
Trasformato in vero e proprio testimonial per aperitivi, lampadine, lubrificanti e biancheria, il volto del re d’Italia era considerato svilito agli occhi di tutti.
Questo il principale motivo della breve vita della serie italiana dei pubblicitari.
Debuttò nel novembre 1924 con una distribuzione sul territorio volutamente non omogenea, ma che seguiva invece le richieste delle aziende inserzioniste.
Poteva essere impiegata solo per la corrispondenza nazionale, e ne era concesso l’uso senza la parte commerciale, che doveva essere strappata o tagliata, nel caso di missive per l’estero.
Per i collezionisti dell’epoca, e più in generale per l’intera società italiana, l’emissione rappresentò un vero e proprio scandalo, su cui probabilmente pesarono anche le pressioni delle aziende concorrenti, escluse dall’iniziativa. Il 5 dicembre la vicenda finì addirittura in Parlamento, con un’interrogazione al ministro delle Comunicazioni “...per sapere se ritenga confacente con la dignità nazionale consentire che lo Stato metta in vendita un nuovo tipo di francobollo nel quale l’effige del Sovrano è unita a forme di «réclame» esclusivamente commerciale”.

Gli ultimi esemplari uscirono nel gennaio 1925, ma fecero poca strada. Venne infatti deciso lo stop definitivo, riconoscendo la validità agli usi postali fino al 27 agosto di quello stesso anno.

Nei magazzini restò un 20 centesimi per i grammofoni della Columbia e, soprattutto, l’unico taglio concepito per la posta espressa: il noto 60 centesimi con la coppia di innamorai abbracciati, che per decenni ha pubblicizzato i “Baci” della Perugina ma che mai fu accettata per i francobolli, essendo ritenuta inappropriata per l’immagine del Sovrano.
Questa serie comprende complessivamente diciannove esemplari, cui possono essere aggiunti i due ufficialmente non emessi. Particolarmente pregiate sono le buone centrature, difficilissime da trovare essendo le due vignette allineate indipendentemente una dall’altra.
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05/11/2007
Soldi che durarono poco
L’imperatore un po’ liberty
Una emissione da piccoli record: la prima di Lombardo-Veneto a venire dentellata, la prima a proporre il ritratto dell’imperatore Francesco Giuseppe, la prima ad essere in rilievo quasi fosse un cammeo. E, soprattutto, la prima che impiega la nuova moneta in uso nel Regno: non più la lira di Milano, dal rimando troppo patriottico, ma il fiorino, a sua volta suddiviso in cento soldi.
La riforma ha il suo debutto postale il 1° novembre 1858, quando la nuova serie, la seconda dall’introduzione dei francobolli nel possedimento imperial-regio, viene resa disponibile. Un’altra, molto simile, ma con valuta diversa, viene contemporaneamente venduta in Austria.
L’emissione “italiana” prevedeva cinque tagli: da 2, 3, 5, 10 e 15 soldi, tutti –altro primato - diversi. Il soggetto è appunto Francesco Giuseppe (che tra il 15 gennaio ed il 2 marzo 1857 era stato ospite, con l’imperatrice Elisabetta, della città lombarda), immortalato di profilo alla moda classica. A cambiare è la cornice di riferimento con decori già di gusto floreale. Uno solo, l’esemplare da 3 soldi, offre un’impostazione ormai rodata, dove i testi chiudono in maniera regolare l’immagine situata al centro.L’anno successivo la serie verrà riproposta con alcune, minime, modifiche nei disegni, confermando i tagli.
Ormai, però, il Regno volge al tramonto: gli accordi segreti di Plombières del 20-21 luglio 1858 ed il Trattato di Torino del 26 gennaio 1859 sono già stati definiti: Napoleone III sostiene Cavour nella causa nazionale, in cambio di Nizza e Savoia. La Seconda guerra d’indipendenza scoppia il 28 aprile 1859. Il conflitto, sanguinoso, durerà poco: l’armistizio di Villafranca del 12 luglio suggellerà il passaggio della Lombardia alla Francia e da questa al Piemonte. Il 22 giugno, nell’area sottoposta al governo provvisorio, torna a circolare la lira, questa volta italiana.
L’annessione della Lombardia alla corona sabauda verrà proclamata ufficialmente il 31 luglio e, in nome di Vittorio Emanuele II, i militari ed i funzionari potranno introdurre le cartevalori distribuite da Torino.
La serie con Francesco Giuseppe proseguirà il suo servizio solo nelle province rimaste oltre il confine, ossia Mantova ed il Veneto, a cui si aggiungeranno ulteriori produzioni, sempre espresse in soldi.
Particolarmente pregiate risultano le pochissime affrancature miste tra l’emissione del 1850 (con l’aquila bicipite formato stemma) e quella del 1858. La busta qui riprodotta, già appartenente alla collezione dei Rivolta, è una delle due note che associa il 5 centesimi al 5 soldi. Ha un’ulteriore peculiarità: è timbrata 31 dicembre 1858, ultimo giorno di validità della prima serie.
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29/10/2007
“Leoni”, una serie da anni... ruggenti
Per ventiquattro anni sulla cresta dell’onda
Due valori, il 5 ed il 10 centesimi, usciti nell’ottobre del 1906 a cui si aggiungerà il terzo taglio da 15 centesimi nel settembre 1919.
È la serie che i collezionisti conoscono come “Leoni”, dal nome di Nestore Leoni, il disegnatore del bozzetto a cui collaborò, poi, Alberto Repetati, che si occupò delle incisioni. I valori si distinguono solo per il colore e, naturalmente per il nominale e propongono il profilo di re Vittorio Emanuele III all’interno di una cornice di fantasia vagamente liberty. Un viso scolpito, marmoreo, quasi tombale: forse è per questo che il disegno non ebbe, come serie di posta ordinaria, un grande seguito.
Opportunamente adattato alle differenti esigenze, lo si trova, invece piuttosto frequentemente impiegato per la posta aerea, pneumatica, per gli espressi e i pubblicitari. Senza naturalmente dimenticare gli interi postali e le produzioni destinate ai territori annessi dopo la Prima guerra mondiale (ad esempio, sovrastampato “Venezia Tridentina” e “Venezia Giulia”) o a quelli all’estero (dall’Albania a Costantinopoli, da Pechino alla Libia).
Fu nonostante tutto una serie usatissima, visto che gli esemplari base sono riusciti a resistere al tempo e all’inflazione, prima come tariffe proprie, poi come utili integrativi, fino al 31 dicembre 1930.
Alla semplicità della serie corrisponde una articolata sequenza di varietà: si conoscono esemplari con dentellatura spostata, non dentellati parzialmente o totalmente, senza filigrana, con stampa evanescente, incompleta, doppia o anche al retro, su carta ricongiunta. Gli specialisti hanno davvero di cosa divertirsi!
Ci sono poi i falsi, stampati per trarre in inganno il servizio postale. Diversi sono i tipi individuati, distinti in base alla città dove furono segnalati la prima volta: quindi Intra e Palermo per il taglio da 10 centesimi e Milano per quelli da 10 e da 15. Le autorità riconobbero ben presto simili riproduzioni ma non tutte furono ritirate. Per questo gli esemplari viaggiati e conservati su busta sono piuttosto rari. 
Un documento particolarmente significativo è quello partito da Belluno l’8 ottobre 1928 e diretto a Venezia, addirittura ad un funzionario della Questura. Conserva cinque esemplari della falsificazione di Palermo, che in posta non hanno dato luogo ad alcun sospetto. Oggi questo reperto è valutato dal catalogo oltre 14mila euro.
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20/10/2007
Modena, quando l’aquila volò via
Emissione storica anche se graficamente modesta
Parma, le Romagne e poi Modena. Pure la città della “Ghirlandina” si ribella alla casata locale, rappresentata da Francesco V. Partito il duca, la reggenza dura solo altri due giorni, dall’11 al 13 giugno 1859, quando Egidio Boni e Giuseppe Tirelli, in rappresentanza del municipio, comunicano a Vittorio Emanuele la volontà della popolazione di aderire al Regno sabaudo. Ecco quindi, il 14 giugno, insediarsi il commissario provvisorio Luigi Zini, sostituto, il giorno 19, da Luigi Carlo Farini.
Per le nuove produzioni postali occorre, però, attendere il 15 ottobre, data in cui scompare ufficialmente l’aquila coronata raccolta fra due tralci d’alloro della famiglia d’Este.
Cinque nuovi valori sostituirono i sei francobolli del Ducato. La nuova produzione è graficamente molto simile a quella precedente, ma comunque testimone di un importante passaggio politico. Al posto del rapace compare, infatti, lo stemma crociato dei Savoia, munito di collare dell’Annunziata e di due rami, questa volta di alloro e quercia.
Fin qui, la teoria. In realtà, le cose non furono così lineari. Alcune zone, ad esempio, continuarono ad impiegare le carte valori precedenti, avendo però cura di adattarle con un timbro che rendesse impossibile un secondo utilizzo e che, al tempo stesso, mostrasse chiaramente agli occhi del pubblico il cambio di regime. Tale scelta è evidente, in particolare, a Modena e Reggio, dove le sbarre obliteratrici sono associate all’emblema sabaudo.
Negli altri uffici, caratterizzati da un minor traffico postale, non si introdussero nuovi sistemi. Ritornarono utili, invece, i precedenti annulli con sei stanghe, che vennero stampigliati sopra il vecchio emblema: un messaggio efficace, senza bisogno di troppe parole.
I francobolli provvisori vennero gradualmente sostituiti da quelli in arrivo dalla Torino di Vittorio Emanuele II. Un altro lembo di storia locale si chiude.
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